Dalle favelas del Brasile fino ai marciapiedi di Roma, pagando somme straordinarie all’organizzazione che provvedeva a tutto: dal viaggio, alla casa fino ai farmaci come Viagra e anabolizzanti che servivano per «stare in strada». Lavorava così l’organizzazione sulla quale hanno alzato il velo i carabinieri della capitale che in oltre due anni di indagine sono riusciti risalire ai vari ruoli in Italia e in Brasile che avevano le 32 persone arrestate. Undici di queste sono italiane, piccoli pregiudicati che si occupavano della parte logistica, come l’affitto degli appartamenti. Gli altri sono tutti transessuali che gestivano o lavoravano sulle strade più conosciute dei transessuali, nella capitale. I carabinieri hanno sequestrato 31 appartamenti e messi i sigilli in un appartamento nella zona del Pigneto conosciuto con il nome di ’degradò. Le regole stabilite dall’organizzazione erano ferree per il viaggio che portava i ragazzi dal brasile all’Italia occorreva un viaggio che costava dai 10 a 15 mila euro, per avere il marciapiede ne occorrevano 3 mila e infine 300 euro al mese per un posto letto. I transessuali che arrivavano in Italia con i documenti falsi, ha spiegato il colonnello Alessandro Casarsa, comandante del Gruppo territoriale di Roma, venivano fatti passare attraverso paesi dell’Est dove avveniva un vero e proprio addestramenti. Un addestramento che era come una sorta di training sulle forze dell’ordine italiane e su come comportarsi in caso di controlli.Per risalire all’agguerrita organizzazione che non tralasciava minacce anche di morte a chi non si piegava alle regole, i carabinieri hanno infiltrato un investigatore dell’Arma che per molte notti ha «frequentato» marciapiedi della capitale, con tanto di parrucca e di trucco, filmando e registrando con microcamere e microspie tutte le situazioni che hanno determinato da parte della procura di Roma all’emissione delle 32 ordinanze di custodia cautelare.
Leggendo l' articolo, la locuzione “sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione maschile” sembra si riferisca alle transessuali. Ora la domanda è questa: Sono questi i termini corretti? E' un’interpretazione del giornalista? Forse, non esistendo in Italia la cosiddetta “piccola soluzione” che permetta il cambiamento del nome senza l’operazione completa, le transessuali che non abbiamo completato il percorso di transito sono considerate uomini? Pare sia l'ennesimo modo di non rispettare la dignità e le scelte della persona.