|

Quello che in America era divenuto famoso alcuni mesi fa come "l'uomo incinto", è di nuovo in attesa di un figlio. Thomas Beatie, la transessuale americana dell'Oregon che sia per l'anagrafe sia per l'aspetto risulta essere un uomo, dopo aver dato alla luce il 3 luglio scorso un bambina ha rivelato in un'intervista esclusiva alla Abc di essere di nuovo in stato di gravidanza.
La sua vicenda aveva destato molto scalpore alcuni mesi fa, quando Thomas Beatie (che con la barba e i bicipiti che ha sembra in tutto e per tutto un uomo) aveva accettato di farsi fotografare mentre era al quinto mese. Lo aveva fatto, disse, per sensibilizzare l'America e il mondo sui diritti delle coppie omosessuali, compreso quello di procreare. Thomas Beatie, 34 anni, era una donna fino a dieci anni fa e si chiamava Tracy Lagondino, nata alle Hawaii nel 1974. Dopo essersi resa conto di essere omosessuale, Tracy decise che era così innamorata della sua attuale compagna, Nancy, che per lei era disposta a cambiare sesso. E così fece: cambiò nome, cominciò una terapia a base di testosterone e si sottopose a un intervento chirurgico per asportare il seno. Mantenne però inalterato il suo apparato riproduttivo femminile.
Ed è stato grazie ad esso se il 3 luglio scorso, dopo 40 ore di travaglio, è riuscita a mettere al mondo Susan. A quattro mesi di distanza dal parto Thomas Beatie ha rivelato all'emittente Abc di essere nuovamente in stato interessante. E ha accettato di concedere un'intervista esclusiva in tv, in cui viene ripercorsa l'intera sua vicenda di donna transessuale capace di portare fino all'estremo limite della procreazione la sua omosessualità.
Anche in questa occasione Thoms Beatie si fa riprendere con la barba e il "pancione". La Abc ha costruito un intero documentario su di lei. Titolo: "Cos'è un uomo? Cos'è una donna? Viaggio di un uomo incinto". |
|
|

Il fratello riceve una telefonata anonima sei mesi dopo: “E´ morto”. Originario di Brindisi, per l´anagrafe pugliese è ancora vivo. Una denuncia. (Lorenza Pleuteri - La Repubblica, edizione di Torino) Sei mesi fa, in uno scalcinato appartamento di corso Vigevano 49, venne trovato senza vita un transessuale originario di Brindisi. Aveva 44 anni. Per i vicini di casa e per le persone che lo frequentavano era semplicemente Sandra, lui che all´anagrafe faceva Alessandro, Alessandro D´Amico. Era scappato dalla Puglia da adolescente, un´anima da donna chiusa in corpo da uomo, lasciandosi alle spalle i pettegolezzi e le cattiverie di una città ostile e bigotta. Ma non aveva tagliato completamente i ponti con la famiglia, la madre, lei morta a marzo, e tre fratelli e due sorelle sparpagliati tra il Sud e Nizza. Non uno dei suoi cari ha seguito il funerale o andato a piangere sulla sua tomba. Non per cattiveria o per disinteresse. Tutt´altro. «Per una ragione paradossale, assurda, ingiusta e inaccettabile» Per il motivo che raccontano e denunciano, arrabbiati e amareggiati, gli stessi familiari. «Il nostro Alessandro - s´indigna Michele, il fratello maggiore - è deceduto il 10 maggio. Da Torino nessuno ci ha cercato, nessuno ci ha avvisato, nessuno ci ha detto nulla per quasi sei mesi. Poi, il 3 novembre, da un utente sconosciuto è arrivata una telefonata anonima al cellulare di nostro fratello Salvatore. Una voce gli ha detto “Alessandro è morto”. Non una parola di più». L´intera famiglia, in pochi minuti messa al corrente della inquietante chiamata, si è attivata. Chiamate a Torino, ricerche in internet, richieste di certificazioni nel comune d´origine.
«Non ci eravamo preoccupati - dice sempre Michele - perché era da lui non farsi sentire per lunghi periodi. Parlava spesso con mamma, tutti i giorni. Chiacchieravano a lungo. Poi lei ci ha lasciati e Alessandro deve avere patito molto la perdita. Non se l´è nemmeno sentita di scendere per darle l´ultimo saluto. E noi - ripete - non ci siamo allarmati. Sapevamo come era. Eravamo certi che ci avrebbe contattati lui, appena la crisi gli fosse passata». Così non è andata. Incalza ancora Michele, il fratello maggiore: «Sono giorni che cerchiamo di capire perché Alessandro è morto, se era malato, che cosa gli è successo davvero. Se è stata una tragedia o altro. Risposte zero. La sola cosa che hanno fatto, da Torino, è chiederci di rimborsare i soldi del funerale: 1.800 euro. Sul resto è silenzio totale. Abbiamo saputo adesso e sempre per caso che all´epoca sui giornali si parlò di una inchiesta e di una autopsia, di un magistrato di turno che si occupava del caso. Però notizie di prima mano ancora non ne abbiamo avute. Non siamo persone abituate a fare del male al prossimo, ma nemmeno a subirlo. Ci devono delle spiegazioni, delle scuse. E se qualcuno ha sbagliato, che sia un giudice o un impiegato o un poliziotto, è giusto che paghi. Abbiamo preso un avvocato, per andare a fondo. Non subiremo questa brutta storia passivamente. Le cose che non quadrano sono troppe. L´ultima? Abbiamo chiesto l´estratto del certificato di nascita al comune di Brindisi: il nostro Alessandro, seppellito sei mesi fa, risulta ancora in vita. Chiederemo la riesumazione e la riapertura dell´inchiesta, ce lo porteremo via. Vogliamo che riposi vicino a noi».
Repliche, risposte o smentite di sabato è impossibile averne. A uffici chiusi o presidiati da personale mai direttamente a contatto con il caso - in procura, in comune, al commissariato di zona - nessuno si prendere la briga di scendere nei dettagli, aggiungere, controbattere, precisare. Tutti, però, sono d´accordo su un punto: «Quando una persona muore, succede di frequente, si fa il possibile e l´impossibile per rintracciare e informare un familiare». Aggiunto da Anita
|
|

Non è una storia semplice quella che sarà raccontata nel prossimo film del premio Oscar Nicole Kidman.
The Hollywood Report annuncia che la bella e brava attrice australiana si appresta a indossare i panni di un transessuale vissuto nei primi anni Venti, affiancata da un’altra vincitrice della prestigiosa statuetta, Charlize Theron. Le due attrici interpreteranno gli artisti danesi Einar e Greta Wegener, una coppia eterosessuale famosa nella Copenhagen degli anni ’20. Proprio a seguito del loro successo, Greta convince Einar a presentarsi in pubblico vestito da donna e quello che all’inizio era solo un gioco diventa un’abitudine di vita che spinge Einar a sottoporsi a un’intervento chirurgico. E’ il 1931 il caso fa scandalo e sciocca il mondo intero, mettendo anche in crisi il matrimonio tra Greta e Einar. Convinta del sicuro successo del film, tratto dal romanzo di David Ebershoff '2000 Viking' e diretto da Anand Tucker, la Kidman ne sarà anche il produttore, prima di lanciarsi in un altro film sulle ambiguità sessuali, la biografia del musicista Dusty Springfield. |
|

Vedete la foto qui sopra? Il personaggio ritratto è Stu Rasmussen, appena eletto sindaco della cittadina di Silverton nell’Oregon, Stati Uniti, proprio nello stesso giorno in cui il Paese eleggeva Barack Obama alla presidenza.
I quasi diecimila abitanti, votandolo in maggioranza, hanno scelto il primo sindaco transgender degli Stati Uniti o almeno dello stato dell’Oregon, come riporta anche il New York Times. La particolarità di Rasmussen è che egli è e si dichiara “un maschio eterosessuale”, con le fattezze di una donna; qualche anno fa, infatti, si è fatto impiantare due protesi al silicone (”i gemelli” li chiama lui) per avere il seno. Ma ciononostante ha una fidanzata da molti anni e si presenta con il suo nome da uomo. In ogni caso, a quanto riportano i cronisti, la sua elezioni non dipende dal suo aspetto che non era una novità per nessuno, ma dalle sue posizioni politiche e dalle promesse fatte in campagna elettorale: strade, semafori, arredo urbano. I suoi concittadini gli hanno dato fiducia e l’hanno eletto. Congratulazioni. |
|
 Movimento Identità dei Trans, e il Coordinamento Nazionale Trasgender Sylvia Rivera, si sono riuniti a Viareggio, al Centro Kaleidos, nella via Pucci. Al primo punto dell’ ordine del giorno del conclave la manifestazione nazionale di Roma contro il DDL della ministra Mara Carfagna, programmata per il 13 dicembre prossimo.
La discussione ha riguardato, oltre l’organizzazione dell’evento, il coordinamento, le rappresentanze e l’eventuale richiesta di un incontro da presentare al Ministero per le Pari Opportunità, anche la progettazione di politiche e strumenti atti a contrastare la sempre più difficile situazione delle persone transgenere nel nostro paese. Tra le partecipanti, oltre a Regina Satariano, Fabianna Tozzi e Massimo Lavaggi rappresentati del Mit Toscana e del Consultorio Transgender di Torre del Lago, Jasmine Piattelli del Centro Ireos di Firenze, la sociologa Porpora Marcasciano e Nicole De Leo del Mit di Bologna, Cristian Ballarin del Gruppo Luna di Torino, Antonia Monopoli dell’Associazione La Fenice di Milano, Maria Gigliola Toniollo della Cgil Nazionale Nuovi Diritti di Roma, Leila Deanis di Libellula 2001 di Roma e Daniela Pompili e Laurella Arietti del Circolo Pink di Verona.
Laurella, tra l’altro, è stata la prima trans a livello nazionale ad essersi candidata a sindaco nella città di Verona nel 2007 con una lista civica eterogenea. Tra Viareggio, Bologna e Roma negli ultimi giorni si sono svolte moltissime riunioni, in vista della manifestazione nazionale del 13 dicembre prossimo, tra cui la promozione di un documento “Prostituzione e tratta, diritti e cittadinanza“. In ogni caso, tra le diverse iniziative, emerge la preoccupazione e il contrasto alle politiche repressive “sbilanciate sulle sole logiche securtarie”.
L’idea che emerge dal mondo transgenere non è quella di una manifestazione centrata su un corteo, ma quella di organizzare, in una piazza romana, un presidio con interventi, accompagnati da musica e e spettacolo, finalizzati a far emergere il loro punto di vista, dove raccontare le loro esperienze, dove dire con chiarezza le loro proposte al governo. “Un evento pubblico e mediatico – affermano le varie rappresentanti – con lo scopo trovare un approccio sul piano dei diritti e delle libertà individuali, della sicurezza e della tutela delle vittime dello sfruttamento”. |
|
|
|
|
|
|
Pagina 8 di 17 |
|
|
Chi c'è?
1 visitatore online
Feed
A caso...
Dalle favelas del Brasile fino ai marciapiedi di Roma, pagando somme straordinarie all’organizzazione che provvedeva a tutto: dal viaggio, alla casa fino ai farmaci come Viagra e anabolizzanti che servivano per «stare in strada». Lavorava così l’organizzazione sulla quale hanno alzato il velo i carabinieri della capitale che in oltre due anni di indagine sono riusciti risalire ai vari ruoli in Italia e in Brasile che avevano le 32 persone arrestate. Undici di queste sono italiane, piccoli pregiudicati che si occupavano della parte logistica, come l’affitto degli appartamenti. Gli altri sono tutti transessuali che gestivano o lavoravano sulle strade più conosciute dei transessuali, nella capitale. I carabinieri hanno sequestrato 31 appartamenti e messi i sigilli in un appartamento nella zona del Pigneto conosciuto con il nome di ’degradò. Le regole stabilite dall’organizzazione erano ferree per il viaggio che portava i ragazzi dal brasile all’Italia occorreva un viaggio che costava dai 10 a 15 mila euro, per avere il marciapiede ne occorrevano 3 mila e infine 300 euro al mese per un posto letto. I transessuali che arrivavano in Italia con i documenti falsi, ha spiegato il colonnello Alessandro Casarsa, comandante del Gruppo territoriale di Roma, venivano fatti passare attraverso paesi dell’Est dove avveniva un vero e proprio addestramenti. Un addestramento che era come una sorta di training sulle forze dell’ordine italiane e su come comportarsi in caso di controlli.Per risalire all’agguerrita organizzazione che non tralasciava minacce anche di morte a chi non si piegava alle regole, i carabinieri hanno infiltrato un investigatore dell’Arma che per molte notti ha «frequentato» marciapiedi della capitale, con tanto di parrucca e di trucco, filmando e registrando con microcamere e microspie tutte le situazioni che hanno determinato da parte della procura di Roma all’emissione delle 32 ordinanze di custodia cautelare.
Leggendo l' articolo, la locuzione “sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione maschile” sembra si riferisca alle transessuali. Ora la domanda è questa: Sono questi i termini corretti? E' un’interpretazione del giornalista? Forse, non esistendo in Italia la cosiddetta “piccola soluzione” che permetta il cambiamento del nome senza l’operazione completa, le transessuali che non abbiamo completato il percorso di transito sono considerate uomini? Pare sia l'ennesimo modo di non rispettare la dignità e le scelte della persona. |
|
|
|